Un frastuono sentii all’albeggiare, Si risvegliarono i sensi dal notturno torpore. Oramai cosciente con rassegnazione Il capo sull’ ansimante petto chinai. Il dilaniato cuore dalle viscere dell’anima Un’estenuante grido emise. Giunse in me un penitente sopore, Gli smarriti occhi si colmarono di brina. Tra le costrette mura quali mi ritrovai Su una lurida stuoia, Oppresso dallo sprezzo del mondo, Privo dell’ormai utopica libertà, Al nefasto fato m’abbandonai.
